A nostra immagine. Scultura in terracotta del Rinascimento da Donatello a Riccio

Autore: Andrea Nante, Carlo Cavalli, Aldo Galli (a cura di) Editore: Scripta Edizioni Anno: 2020

Descrizione

Catalogo della mostra (Padova, Museo Diocesano, 15 febbraio – 2 giugno 2020), a cura di Andrea Nante, Carlo Cavalli e Aldo Galli.

A conclusione del progetto Mi sta a cuore, che tra 2018 e 2019 ha visti impegnati l’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Padova e il Museo Diocesano nel restauro di tre sculture in terracotta del Rinascimento, dal 15 febbraio al 2 giugno 2020 nelle Gallerie del Palazzo Vescovile è aperta la mostra A nostra immagine. Scultura in terracotta del Rinascimento da Donatello a Riccio.

È un’occasione straordinaria per avvicinarci a queste preziose quanto fragili immagini del nostro passato, che un tempo popolavano le chiese, i capitelli agli incroci delle strade, le abitazioni private, e che ora sopravvivono isolate, a volte frammentarie, spesso in collezioni private o nei musei europei e statunitensi.

Immagini di devozione, ma al contempo straordinarie opere d’arte create modellando sapientemente l’argilla con le mani, in un atto creativo che ripete quello di Dio che impasta l’uomo dal fango, nel famoso racconto della Genesi.

Un viaggio alla scoperta dei protagonisti della scultura a Padova nella seconda metà del Quattrocento: Donatello con i suoi allievi, Bartolomeo Bellano, Giovanni de Fondulis, Andrea Riccio, e altri ancora, con la possibilità di osservare da vicino capolavori normalmente poco visibili e a volte dimenticati.

Protagonista assoluto della scena artistica padovana fra il 1468 e la morte avvenuta prima del 1491, è il cremasco Giovanni de Fondulis, padre del più noto Agostino. La figura di Giovanni sta emergendo grazie alle ricerche degli ultimi quindici anni e vanta ormai un discreto catalogo di sculture in terracotta a lui attribuite. Fra gli anni Cinquanta e Sessanta Giovanni è attivo a Crema, in particolare nella chiesa (oggi distrutta) di Sant’Agostino insieme al padre Fondulino. Allo stato attuale degli studi non sono note sue opere precedenti al trasferimento a Padova. La mostra offre la possibilità di ammirare sette statue del plasticatore cremasco e di riannodare i legami fra Crema e Padova, oggi assai scarsi, ma all’ordine del giorno durante la comune appartenenza alla Repubblica di Venezia.

Di particolare interesse per i Cremaschi è anche il catalogo della mostra che contiene un saggio scritto a quattro mani da Aldo Galli (Università degli Studi di Trento) e Matteo Facchi (Società Storica Cremasca). Gli studiosi presentano infatti tre opere inedite presenti nel Cremasco e nel Lodigiano. Due spettano al cosiddetto ‘maestro degli angeli cantori’. Si tratta di un plasticatore attivo tra il 1440 e il 1460 circa di cui non è nota l’identità anagrafica, ma che trae il nome convenzionale con cui è noto dai gruppi raffiguranti cori angelici presenti al Louvre. A questo scultore, di cui erano finora note varie opere conservate nei musei di Berlino, Brescia, Crema, Lione, Londra, Milano, Parigi si aggiungono oggi una statua raffigurante Santa Lucia conservata nella parrocchiale di Madignano e una Madonna col Bambino conservata nella chiesa di Abbadia Cerreto.

La terza scultura che viene presentata nel saggio è un’altra Madonna col Bambino che si trova in una nicchia sulla facciata della parrocchiale di Rubbiano. La statua, databile agli anni sessanta-settanta del Quattrocento, non è attribuibile a nessuno degli artisti oggi noti, però si pone come anello di congiunzione fra lo stile del ‘maestro degli angeli cantori’ e quello delle prime opere padovane di Giovanni de Fondulis.