Storici dell’arte in Palazzo Vescovile (14)

Storici dell’arte in Palazzo Vescovile (14)

Dopo la lunga pausa dovuta al periodo estivo e al tempo richiesto dall’organizzazione della mostra Il Manierismo a Crema. Un ciclo di affreschi di Aurelio Buso restituito alla città – (Crema, Museo Civico di Crema e del Cremasco, 20 ottobre 2019 – 6 gennaio 2020), a cura di G. Cavallini e M. Facchi – torna Storici dell’arte in Palazzo Vescovile organizzato dalla Libreria Cremasca in collaborazione con la Diocesi di Crema.

Sabato 9 novembre 2019 alle ore 16,30 nella Sala Rossa del Palazzo Vescovile (piazza Duomo, 27 – 26013 Crema) si terrà il quattordicesimo incontro della rassegna. Ospiti saranno Eugenia Bianchi (Coordinatrice del Sistema Museale della Diocesi di Como) e Stefano Margutti (Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano) che presenteranno il volume Palazzo Litta a Milano, a cura di E. Bianchi, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2017.

L’imponente edificio situato in corso Magenta a Milano oggi è noto per ospitare il Teatro Litta; il Caffè Boccascena; la sede del Segretariato Regionale del Ministero per i Beni, le Attività Culturali e il Turismo per la Lombardia; il Polo Museale Regionale della Lombardia; la Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Monza e Brianza, Pavia, Sondrio e Varese.

A partire dal Cinquecento il palazzo fu teatro di importanti eventi della storia europea. Nel 1538 Bartolomeo II Arese acquistò varie proprietà immobiliari lungo il corso di Porta Vercellina (attuale corso Magenta) dove in seguito sarebbe sorto il grande edificio, caratterizzato fin d’allora da un ampio giardino affacciato sul castello di Milano.

Fu il discendente Bartolomeo III Arese che nel 1642 diede avvio alla costruzione dell’attuale palazzo affidando il progetto all’architetto Francesco Maria Richino (lo stesso progettista della chiesa di San Benedetto a Crema). Della fabbrica seicentesca resta oggi visibile la corte d’onore del palazzo. Nel 1649 furono ospiti della dimora l’imperatore Ferdinando III e la sorella Marianna che poterono assistere dal giardino allo spettacolo di fuochi d’artificio allestito al Castello Sforzesco. Nel 1666 il palazzo accolse l’infanta di Spagna Margherita Teresa che si recava a Vienna per sposare l’imperatore Leopoldo I.

Alla morte del conte Arese nel 1674 la dimora passò alla figlia Margherita, sposa di Fabio III Visconti Borromeo. Il figlio della coppia, Giulio Visconti Borromeo Arese, che aveva ereditato entrambi i cognomi dei genitori, fu importante funzionario dell’impero asburgico amministrando Bruxelles e poi Napoli come viceré. Tornato in patria nel 1738 diede avvio a importanti interventi tra cui l’edificazione dello scalone d’onore, caratterizzato dalla curvatura ellittica dei sostegni, opera dell’architetto Carlo Giuseppe Merlo, assistito dal matematico barnabita Francesco Maria de Regi. Allo stesso architetto si deve il cortile dell’orologio e forse la cappella privata. Anche durante la proprietà di Giulio il palazzo ospitò nobili e monarchi europei che poterono assistere dal giardino all’immancabile spettacolo di fuochi d’artificio.

Alla morte di Giulio nel 1750, la dimora passò alle figlie che erano andate in sposa a due esponenti della famiglia Litta. Uno di questi, Pompeo Giulio Litta Visconti Borromeo Arese, dopo aver ereditato beni e cognomi di tutti precedenti proprietari, fra il 1752 e il 1758, portò a compimento la facciata principale del palazzo, forse dovuta al progetto dell’architetto Mauro Ignazio Valmagini che portò a Milano gli stilemi della corte di Vienna dove aveva a lungo lavorato. I giganteschi telamoni che affiancano il portale sono opera dello scultore Elia Vincenzo Buzzi, attivo nella Fabbrica del Duomo di Milano.

Nel corso dell’Ottocento il palazzo visse l’ultima fase di splendore grazie ai fratelli Antonio e Giulio Litta Visconti Borromeo Arese, mecenati delle arti e patrioti attivi nelle vicende risorgimentali. Antonio ebbe il merito di arricchire la quadreria della dimora con la celebre Madonna Litta, allora creduta di Leonardo da Vinci. L’opera, oggi conservata all’Ermitage di San Pietroburgo, sarà eccezionalmente esposta al Museo Poldi Pezzoli di Milano dal 7 novembre 2019 al 10 febbraio 2020. Giulio Litta donò al musicista cremasco Giovanni Bottesini un prezioso contrabbasso del liutaio bresciano Gasparo da Salò.

Nel 1874 il palazzo fu venduto al Demanio che lo impiegò come sede delle Ferrovie fino al 2004. Dal 2007 è sede dei già ricordati uffici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo.

Intervista realizzata da “Il Nuovo Torrazzo”: https://ilnuovotorrazzo.it/2019/11/08/crema-intervista-esclusiva-alla-dott-ssa-eugenia-bianchi-domani-sara-crema/

Ingresso libero.