Storici dell’arte in Palazzo Vescovile (4)

Storici dell’arte in Palazzo Vescovile (4)

Sabato 24 novembre2018 alle ore 16,30 nella Sala Rossa del Palazzo Vescovile (piazza Duomo, 27 – 26013 Crema) si terrà l’ultimo appuntamento della sessione autunnale della rassegna Storici dell’arte in Palazzo Vescovile organizzata dalla Libreria Cremasca in collaborazione con la Diocesi di Crema. Ospite dell’incontro sarà Andrea Luigi Casero, storico dell’arte e connoisseur.

Tutti conosciamo la rivoluzione nella pittura portata da Giotto (Vespignano Mugello, 1267 circa – Firenze, 1337) che secondo le parole di Cennino Cennini “rimutò l’arte di pingere di greco in latino e ridusse al moderno”. Ma cosa avvenne dopo la sua morte? Chi furono i continuatori del suo linguaggio pittorico? Getta uno sguardo su questo tema la monografia di Andrea Luigi Casero dedicata a Giusto de’ Menabuoi. Con la modestia che lo contraddistingue, lo studioso definisce il pittore un Carneade, ma in realtà si tratta di una delle figure chiave per la comprensione della pittura italiana del Trecento, già oggetto delle ricerche di storici dell’arte del calibro di Roberto Longhi e Mina Gregori. Nel marzo 2018 il nome di Giusto de’ Menabuoi è salito alla ribalta della cronaca per il clamoroso furto nella Pinacoteca Nazionale di Bologna di una tavoletta -già parte di un polittico milanese- raffigurante Sant’Ambrogio. L’opera è stata fortunatamente recuperata dai carabinieri all’inizio di maggio.

Giusto nasce a Firenze attorno al 1325-30 e si forma nell’ambito della pittura giottesca. Di lui è ben nota l’attività a Padova dove è documentato a partire dal 1373 e dove realizza la sua opera più celebre: la decorazione ad affresco della cupola del battistero. Decorò inoltre varie cappelle nella chiesa degli Eremitani e nella basilica del Santo. Nella città veneta morì tra il 1387 e il 1391.

Più complessa appare la ricostruzione della fase intermedia tra la formazione fiorentina e l’attività padovana, cioè i circa vent’anni trascorsi in Lombardia dove lavorò per vari conventi: l’abbazia di ViboldoneSanta Maria di Brera a Milano, entrambe dell’ordine degli umiliati e Santa Maria delle Vetere, sempre a Milano, delle suore domenicane.

Portatore del linguaggio giottesco, già ben noto in Lombardia e Veneto per l’attività dello stesso Giotto a Padova (1303-1305) e Milano (1336 circa), Giusto lavora per committenti di altissimo livello: il ricchissimo ordine degli umiliati a Milano e la signoria dei Carraresi a Padova.

Il volume ricostruisce con estremo rigore i documenti noti sul pittore, la vicenda attributiva che ha portato a ipotizzare la sua attività milanese, aggiungendo nuove conferme alle ipotesi precedenti grazie all’osservazione diretta dei dipinti, a un’attenta analisi delle vicende conservative e dei restauri e nuove aggiunte al catalogo delle sue opere lombarde.

APPUNTAMENTI SUCCESSIVI

La rassegna riprenderà nel gennaio 2019. Appena possibile verrà comunicato il calendario degli incontri.