Homo faber fortunae suae

Gian Piero Barozzi, Homo faber fortunae suae, Crema, s.e., 2026.

Una missione, la sua vita: risolvere problemi, trovare soluzioni sempre muove, semplificare ciò che i cervelloni a servizio di società importanti non erano in grado di fare. Una settantina i suoi brevetti (consacrati in un’enciclopedia mondiale): il tutto senza alcun titolo delle “Industriali”. È stato un faber: l’ha dimostrato in patria e durante i vent’anni trascorsi in Giappone. Un faber, ma non solo: amante di tutto ciò che è bello (prodotti dell’uomo, ma anche manifestazioni della natura), è stato ‘conquistato’ dalla cultura giapponese che è diventata parte integrante della sua vita. Tante le passioni: la fotografia, i filmati in super 8, la ceramica, la collezione di oggetti d’arte e di calcolatrici e macchine per scrivere. Una mente matematica e un’anima di un umanista. Parla correntemente inglese, francese e giapponese. Guardarsi allo specchio, tanto più verso il tramonto della vita, è salutare: è fare i conti con se stessi per poi ricominciare con nuovo slancio e con rinnovata voglia di assaporare ogni istante della propria esistenza. È quanto ha fatto Gian Piero Barozzi (Cumignano sul Naviglio, 1937): ha ripercorso le tante stagioni della sua vita (non tutte luminose), le tante pagine scritte di suo pugno, con un certo distacco, senza mai cadere nella tentazione di innamorarsi della sua immagine. Un racconto affascinante, come affascinante è stata la sua avventura esistenziale, ma nessuna retorica, nessuna auto-esaltazione: solo tanta gratitudine per i doni generosi ricevuti dalla natura, per le molteplici circostanze che gli hanno consentito di esprimere al meglio i suoi talenti e per il supporto fondamentale della moglie Evi e dei figli Yuki, Ken e Luca. Una vita speciale, la sua? Sì, ma speciale è anche la vita di ciascuno di noi perché siamo tutti ‘unici’, a maggior ragione se, giorno dopo giorno, proviamo a realizzare quello che i Greci chiamavano daimon (e noi ‘vocazione’) e a cogliere al volo le occasioni (il kairòs) che la vita ci offre.